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Tavola rotonda “Stili di vita e invecchiamento in salute", aperta alla cittadinanza presso Casa Matha a Ravenna
Pubblicato: 16 dicembre 2025 | Incontri e iniziative
Il 1 Dicembre presso Casa Matha a Ravenna si è svolta la tavola rotonda “Stili di vita e invecchiamento in salute”, organizzata dal prof. A. Silvani del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie (DIBINEM) dell’Università di Bologna nell’ambito del progetto Age-It, in collaborazione con AUSL Romagna e con le associazioni del territorio dove la ricerca sull’invecchiamento in salute si conferma una realtà viva e in crescita, capace di integrare competenze biomediche, cliniche e sociali.
L’incontro ha offerto alla cittadinanza l’occasione per conoscere da vicino le attività di ricerca che l’Ateneo conduce nel ravennate su temi quali sonno, alimentazione, attività fisica, relazioni sociali, fragilità e cura delle persone con demenza, evidenziando il ruolo del Campus di Ravenna come polo di competenze avanzate nel campo dell’invecchiamento in salute.
Sono intervenuti:
- Alessandro Silvani, docente di Fisiologia (Campus di Ravenna) e coordinatore del Comitato scientifico della European Sleep Research Society (ESRS);
- Marco Domenicali, docente di Medicina Interna e Responsabile della UOC Medicina Interna I ad indirizzo invecchiamento e fragilità dell’Ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna;
- Francesca Ingravallo, docente di Medicina Legale e Bioetica (Campus di Ravenna);
- Andrea Turolla, docente di Fisioterapia e Terapia Manuale;
- Barbara Barzanti, Presidente Alzheimer Ravenna ODV
- Tiziana Marzulli, Dirigente Medico, Dip. cure Primarie e Medicina di Comunità AUSL Romagna
- Mirella Falconi Mazzotti, docente di Anatomia e coordinatrice del Corso di Studio in Medicina e Chirurgia (Campus di Ravenna).
La discussione è stata moderata dalla dott.ssa Silvia Bencivelli, medico, giornalista scientifica e autrice radiotelevisiva. Ha aperto la discussione il dott. Maurizio Alberani, neurologo socio di Casa Matha.
Principali evidenze emerse durante la tavola rotonda
Fragilità, Alzheimer e ruolo dei caregiver
La demenza ha un impatto, non solo per la persona che la vive, ma ha ricadute dirette anche sui familiari che se ne prendono cura. Si stima che un caregiver dedica in media 38–40 ore settimanali all’assistenza, che possono trasformarsi in un’attività totalizzante che li spinge a lasciare il lavoro e spesso arrivando a trascurare la propria salute, fino a rischiare di diventare un “futuro paziente”.
Da qui l’urgenza di porre attenzione anche sulle figure dei caregiver, in particolare rompendo l’isolamento sociale in cui spesso incappano, attraverso il supporto delle associazioni, che organizzano eventi formativi, informativi e anche momenti ludici per i familiari.
È emersa la necessità di rafforzare le reti territoriali, coinvolgendo infermieri di comunità e medici di base come “sentinelle” in grado di intercettare bisogni e fragilità.
Un fattore spesso sottovalutato nell’invecchiamento in salute è la depressione: riconoscerla precocemente ha un impatto significativo.
Invecchiamento in salute e stili di vita
Le patologie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo. È possibile intervenire positivamente sui fattori che influenzano il processo di invecchiamento in salute, ponendo attenzione a quelli che sono stati individuati come gli otto fattori essenziali (i “Life’s Essential Eight”) per promuovere la salute dell’apparato cardiovascolare: (mangiare bene, non fumare, fare esercizio fisico, avere una buona qualità del sonno , controllare la componente glicemica, quella lipidica, la pressione arteriosa e avere una buona gestione della massa corporea.
[link: Life's Essential 8 | American Heart Association ]
Un ulteriore fattore è quello del mantenere attiva la “testa” continuando a leggere, studiare, approfondire conoscenze e esercitare le proprie passioni.
Particolare attenzione va posta sui disturbi del sonno, quali il disturbo d’insonnia, i disturbi respiratori (apnee e ipopnee) o la sindrome delle gambe senza riposo, che rendono il sonno più frammentato. Si stima che 40-70% delle persone anziane soffra di disturbi cronici del sonno, che molto frequentemente (in un caso su due) possono non essere diagnosticati ed essere ritenuti una condizione normale dell’età avanzata. Tuttavia, dormire poco o male può aumentare il rischio di cadute, peggiorare l’alimentazione e ridurre la voglia di uscire. È importante in questi casi rivolgersi a personale sanitario qualificato che possa valutare la situazione.
Demenza, capacità e autonomia
La persona anziana, e ancor più la persona con deterioramento cognitivo, viene spesso percepito come “non capace”, un approccio che può limitarne diritti e dignità. Sono già attivi diversi progetti, come i “Caffè Alzheimer”, “gruppi di cammino”, spazi esterni alla famiglia in cui le persone con demenza e i loro caregiver possono trovare supporto e socialità.
Oltre ai centri semiresidenziali, esistono servizi di sollievo, che stabilizzano il paziente e permettono alla famiglia di recuperare energie per un periodo di tempo circoscritto.
Invecchiamento attivo e riabilitazione
L’attività fisica può essere considerata come un grande fattore di prevenzione: mantiene la forza, riduce gli incidenti domestici e favorisce autonomia e sicurezza.
Anche semplici esercizi motori contribuiscono a tener allenato il corpo. La figura del fisioterapista può essere di grande aiuto, non solo a seguito di un avvenimento traumatico, ma anche per guidare preventivamente la persona al movimento nel proprio ambito domestico: la casa è spesso il primo luogo di cura.
“Perché un corpo che si muove è un corpo che vive, che partecipa, che resta connesso con se stesso e con gli altri” [link: https://www.fnofi.it/giornata-mondiale-fisioterapia-2025/]
Educazione alla prevenzione
Un’educazione rivolta alla prevenzione e ad un sano stile di vita è ciò su cui dovremmo investire; pertanto, è importante assicurarsi che anche nella formazione dei futuri medici si dia sufficiente enfasi a quest’ottica del “prendersi cura di sé”.
Investire sulla salute significa creare le condizioni per risparmiare risorse e migliorare la qualità della vita collettiva: “invecchiare è uno sport di squadra”.
Integrazione tra università, sanità e territorio
È emersa con forza la necessità di un maggiore raccordo tra medici di base, centri territoriali, servizi sanitari e Università, creando percorsi condivisi e continui.
La telemedicina rappresenta un’opportunità ma anche una sfida per molti anziani, sia per le difficoltà nell’uso della strumentazione necessaria, come i moderni dispositivi di misura indossabili, , sia per le limitazioni della rete internet in alcune aree rurali. Resta importantissimo il rapporto col professionista sanitario, per la sua componente emotiva e relazionale.
In conclusione, questo incontro ha valorizzato l’impegno dell’Università di Bologna e del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie nel promuovere una ricerca biomedica di eccellenza, orientata al miglioramento della qualità della vita in tutte le età, profondamente radicata nel territorio anche a Ravenna.
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